La bambina Ughetta aveva camminato. Tanto camminato.
La spiaggia era piena di cose da guardare. Nell’ora del dopo bagno, lenta e pigra.
Com’era successo, proprio non sapeva.

C’è da dire che la Rosa, una delle zie, era rimasta in casa, la mattina, perché il mare la faceva un po’ nervosa. Anche la piccolina era restata lì con lei, a mettere i semi di girasole tutti in fila.
(Gli ultimi giorni di spiaggia fiaccavano le donne, che avevano la testa già al tornare indietro)
La Iris, l’altra zia, invece era più soda: la tenda arrotolata sotto il braccio, la borsa con gli asciugamani, era partita con passo bersagliere: lei e la Diana al seguito, ancora poco sveglie.
Dopo il bagno in mare, la Iris l’aveva ben lavata e fasciata col costumino che piaceva a lei, sotto la tenda fresca e gli asciugamani per tappeto.
La bambina aveva mangiato la sua fetta di pane con il burro, coscienziosa, attenta che la sabbia restasse a casa sua.
Non c’era niente da fare, mentre la zia si prendeva la doccia per cambiarsi poi in cabina.
La Diana rosolava al sole con l’odore di cocco come aureola. Gli occhi chiusi e le bretelle del costume scivolate, per succhiare la luce in modo pari.
Passò una palla rossa. Ecco forse cominciò così.
La palla rossa era un gran richiamo: diceva seguimi bambina, non sarò rotolata qui per caso…
C’era praticamente solo da obbedire.
E darle un calcetto per vedere dove andava, poi ancora un altro e un altro ancora e ancora e ancora.
La palla rossa se la prese l’onda e la bambina la lasciò andare: non poteva bagnare il costume asciutto e c’era un castello di sabbia da guardare, con quelle pareti così lisce che parevano sfregate con un panno …
Servono conchiglie, sentenziò uno dei bambini muratori e lei si mise d’impegno per cercarle, ma poi passò quella ragazza che pareva una modella: tutto un lavoro di fianchi a camminare. Troppo bello seguirla appena un poco da lontano, imitando le mosse come un cagnolino, e le mamme che ridevano a vederla.
E poi, e poi quel gioco di biglie che correvano su e giù per piste d’acqua e sabbia: bastava lo schiocco dell’indice col pollice di ragazzi piloti infervorati.
C’era da fermarsi per capire, con la voglia di averle tutte fra le mani, quelle biglie di vetro coi colori dentro. Ne vide una ferma fra la sabbia, si chinò come per grattarsi un piede, invece se la prese di nascosto. Stette un po’ lì, per non destar sospetti, poi corse via, felice del bottino.
Si fermò quando non respirava più, per guardare per bene il suo gioiello.
Bello era bello, con quella striscia un po’ d’oro e un po’ turchese…
Lo pulì con cura e si guardò intorno.
Un bagno con gli ombrelloni tutti uguali, azzurri, con le frange.
E il mare che pareva un altro, così pulito, senza sfilacci di cozze o di catrame.
E i pattìni bianchi, tutti allineati.
E le signore che parlavano fra loro. Sullo sfondo un albergo che rifletteva il sole.
Tutto sconosciuto.Si sedette così, sul bagnasciuga, con la biglia di vetro nella mano. E pianse, pianse disperata, come una pollicina senza sassi, nel bosco infìdo e traditore.

Sì. Aveva camminato. Tanto camminato. La spiaggia era piena di cose da guardare. La palla rossa, il castello, le conchiglie, la modella, le biglie … E adesso come si faceva? Attorno a lei il bagnino e le signore con il birignao.
Poverina poverina, ti sarai perduta. Come ti chiami?  Ma perché non sei con la tua mamma?  A sentire la parola mamma, si mise a piangere più forte. No, che non c’era, la sua mamma, lì.
C’erano solo le sue zie, subito avvolte da un’aura di matrigne cattive e sfaccendate .
Solo sapeva che stava in una stanza lunga, dove le cugine mangiavano la marmellata sua . E di sopra entravano i pipistrelli. E c’era il bagno fuori. E anche una fontana dove la piccolina era caduta dentro.
Fra i gemiti di orrore dei presenti, il bagnino fece l’elenco dei cognomi di tutti gli affittacamere del luogo. Fu riconosciuta la levatrice del paese.

Il ritorno fu un trionfo in bicicletta, alle tre del pomeriggio, sotto un sole sudato e gocciolone.
Le zie con i sali, in preda a svenimento, la Diana lasciata in spiaggia per vedetta, i parenti allertati per telefono fino al terzo grado, il nonno già in corriera per riportare a casa tutto il gregge. O quasi.

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