C‘erano colori, poco fa, di cui si deve dire.
Come per necessità.
A non scriverne subito, finirebbe a effetto d’aspirina: prima tanta effervescenza, poi tristissima brina sul vetro del bicchiere.
Era tutto rosa il cielo, tutto rosa senza interruzioni.
Solo i rami scuri stampati ad impressione: il bello del mondo scappato verso l’alto, nel gioco del sovvertimento.
Che sia un augurio?
La traccia di un favore, che la terra elargisce in una colata alla rovescia?
L’ispido della galaverna del mattino si è ammansito sotto il sole freddo per sciogliersi nella dolcezza del tramonto, come certe assenze che graffiano nel giorno e poi nel buio carezzano, perché tu non senta male.
Sarà così quest’anno? Partito freddo freddo, con le ferite in un mondo già malato…
Riuscirà a scaldarsi di un qualche tepore?

Questo è il mio augurio: che la quiete della non speranza incroci il calore dei cuori in movimento.
Buon anno.

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