In casa mia si diceva che quanto si fa il primo giorno dell’anno sarà la guida per tutti i 365 giorni a venire.

E allora non potevo non scrivere, subito di prima mattina.

Perché scrivere è la mia vita, è il piacere sottile che nasce sotto i polpastrini delle dita (lo so che si dice polpastrelli, ma io ho le mani piccoline e ho paura dei pipistrelli).

E il blog è la mia pagina d’aria, il mio cassetto col fondo di vetro, dove nuotano i miei pesci di nebbia dolce.

Quando mi faccio male da sola (tipo adesso: caduta che mi sta costringendo da molti giorni in  posizione orizzontale) e quando la vita mi gioca dei brutti scherzi e non ho la possibilità di fermare una storia, una sensazione o un saluto, mi sento in disarmonia: è quasi come rompere un filo, che quest’anno entra nel quindicesimo anno di età.

Sono passate tante persone di qua, tante tante: molte si sono fermate e hanno fatto della loro sosta un’amicizia preziosa, scambio di idee, convergenza di valori, vicinanza nei dolori anche nel quotidiano. Prossimità. Fisicamente, nella realtà dei luoghi,o, altrettanto realmente, attraverso il ponte delle parole.

Quando penso a questo, mi dico che senza il blog la mia vita sarebbe stata più povera.

Grazie, dunque.

A tutti e a ciascuno.

Prometto al 2018 di tenere vivo questo luogo, perché sia una porta da socchiudere per far entrare ed uscire il respiro delle nostre umanità.

Un abbraccio,

zena

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