C’è che la scrittura asseconda il ritmo della vita.
Il passo, o il non passo, dentro l’esistenza.

La narrazione sta tutta nello scatto dal prima al poi (o dal poi al prima). Gioca sul filo del tempo e del cambiare. Corre, poi indugia, recupera fiato: segue il movimento, in divenire.

Ma se resti nel fisso, nel fermo del “durante”, le cose finisci col covarle: le guardi, le sogguardi, le trattieni, mentre la vita scorre tutt’intorno.

La descrizione è la maglia circolare che cattura nel suo giro caldo: è una caffettiera che sonnecchia e borbotta, mentre fa salire, in bolle scoppiettanti, il senso delle cose.