Il vento sembra puntare alla dispersione dei confini, oggi.

C’è che si vive di respiri.
Le cose si slargano e si slentano, si stringono e si chiudono col battito di cadenze irregolari.
Dentro o fuori, soffi d’aria o sguardi, non c’è differenza.

C’è che si vive di configurazioni.
Una questione di vicinati inattesi o di casuali disposizioni.

Il “qui ed ora”, in questo momento, è uno sbieco di tenda sollevata, che taglia una fetta di strada, ladra, a sua volta, di un tono di luce.
Una variazione che non si ripeterà.

Saper essere poeti, in questi attimi.
Come catturare il cielo nell’aia.
Come accogliere un rotolo di stelle sotto il balcone.
E tenerlo in serbo, con fermagli di parole.

 

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