Il mondo ri-scritto diventa specchio o spartito in cui cercarsi, qualche volta trovarsi o riconoscersi (per intero, per unità discrete, a scaglie o a fi-lamenti). Forse in questo la scrittura trova la sua necessità.
Ciò che passa per la parola scritta nasce da una vita ed entra nella vita, non per portare o dare ordine, ma per essere la tela grande del possibile, il simulacro dove trova spazio ogni proiezione.

Affidare la propria scrittura al suo viaggio incrocia il malessere e il piacere. A volte si teme questo suo destino di viaggio fra gli altri, perchè, come il figliol prodigo, la scrittura, che ha camminato nel mondo, ritorna a chi le ha dato vita, ispessita e cambiata.
Altre volte la si licenzia, invece, come un frutto maturo, senza timore, nella gioia di vederla rotolare rotonda di significazioni aggiunte.
A volte resta conficcata dentro come un desiderio, ritardato e covato. Ed è spina.

 

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