Sul terrazzo sono fiorite le pervinche, sui cordoni lunghi, ancora un po’ nudi di foglie.
Sono tenaci e silenziose, le pervinche.
Navigano dietro le fioriere, viaggiano nelle crepe dei muri e non si fermano di fronte ai vasi già presi.
Poi, quando, ormai all’esasperazione, decidi di sfoltirle, perché son spettinate e invadenti, fioriscono.
Fioriscono di colpo, senza preavviso.
E allora non c’è azzurro più intenso: forse solo quello della lobelia può andargli vicino, se decide di lasciare il cobalto e si sfuma di porcellana.
Non ho cuore di togliere le pervinche.
Le lascio far razza e mi vergogno del mio non saper tagliare.
Sarà il sogno del tenere tutto.
Sarà che ho voglia di colori, ma anche una pervinca mi sembra una rete a strascico, che prende, dentro il suo giro, parole nuove.

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