Tanta pioggia, in questi giorni strani.

A sbotti e a rapide frustate.
Piace l’umiltà della terra che si sfianca, mite.
Finché può, trattiene un filo, un guscio di lumaca, un sasso che luccica nel buio, poi lascia andare.
Apre le mani e s’ammolla. Tracima dal vaso, scoprendo le radici.
Cedevolezza amica.
Tornerà ai bordi, dopo il suo viaggio d’acqua e vento.
Si riconoscerà terra in altra forma, rugata e spostata un po’ più in là.

Come impararne, intanto, persistenza e docilità?

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