Nello stanzone corridoio ora fervevano i preparativi del rientro.
C’era da fare presto, ma i vestiti e i costumi, prima ordinati nelle valigie grandi, erano lievitati in una montagna di panni mal lavati e mal stirati, con il rigido secco dell’aria di mare.
Ogni cosa andava piegata e rassettata, sistemata in cartoni di fortuna.
La Diana arruolata ad aiutare.
L’Ughetta seduta sulla sedia in fondo, sorvegliata speciale, tenuta a vista d’occhio.
Le cognate stanche e mogie. Aspettavano il nonno giustiziere, con la versione dei fatti concordata: Rosa, molto molto malata, quel giorno a casa con la piccolina , la Iris, eroica, in spiaggia tutta sola, con bambine due, un attimo d’attenzione ad una e l’altra scappata a tradimento, la curiosa.

Anche la più piccola aveva il suo da fare, nel cortile, spazio concesso fra cento e più raccomandazioni. La promessa di non uscire assolutamente dal cancello,
Si fece un elenco di priorità. In primo luogo urgeva raccogliere i semi dei girasoli per avere la scorta dell’inverno, come insegnavano le formiche. Poi era necessario scegliere i sassi da portare a casa e quali lasciare lì, infine togliere la sabbia alle conchiglie insieme all’odore di freschino, per farne un sacchetto più leggero e asciutto.
Doveva stare tutto nella borsa di paglia, aveva detto sua mamma, sennò ogni cosa si buttava. Era una minaccia.
Finita la cernita, molto scrupolosa, restavano i saluti.
Alla piccola piaceva salutare. La catalpa, la tamerice, anche il pino che dava sulla strada erano già a posto. Una carezza per ciascuno: ancora sulla mano il senso della corteccia irta e l’odore di resina salata.
Anche il muro era stato sistemato (un ciao bello grande, inciso a graffito in un angolino).
Restava la fontana.
Con i pesci rossi.
Bastò fare tre giri tutt’intorno al bordo della vasca, strisciando solo l’indice sull’orlo liscio e tiepido di sole. Quello era proprio un bel saluto.
Ma i pesci?
Si inginocchiò, con la faccia a filo d’acqua: soffiò tre volte, per ogni pesciolino, ma le pareva poco: meglio una carezza per ciascuno.
Si alzò e ficcò in acqua tutte e due le mani, per fare un gioco di barriera, ma erano pesci guizzantini e non c’era verso di toccarli.
Magari a spingersi più in là, ancora un po’ più in là …

Il nonno salvatore apparve sul cancello, senza spada senza cavallo bianco, per afferrarla giusto in tempo per i piedi, i riccioli sott’acqua.
Dallo stanzone corridoio si udiva la voce delle donne, che ignare cantavano ‘O campagnola bella, tu sei la reginella dei campi tutti in fior…’
Alla piccolina sembrò il canto delle sirene.

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