E’ una giornata calda, col riverbero negli occhi.
Il terrazzo si affloscia sotto il peso dell’afa: foglie rattrappite dell’ibisco e chiusura difensiva della spirea, che stringe i suoi rametti in un faccia a faccia consolatorio.
La bomba d’acqua di ieri è servita soltanto a rinfocolare il caldo e a rovesciare due vasi. Il risultato ora sta tutto nel melograno obliquo, che promette un incerto destino. Cadrà? Forse sì.
Di azzurro c’è ben poco, in giro. Lo spicchio di cielo fra muri non parla, si limita a versare una luce vischiosa, sulle cose di cartone. C’è intorno l’odore bruciaticcio della terra che si asciuga subito e chiede ancora.
Occorrerà aspettare la sera, per nuove iniezioni di vita.

Durante il giorno si cattura la voglia di buio e si pensa alla notte come al porto da cui far partire una vela, perché viaggi, fresca, e scivoli senza rumore sull’acqua che gronda dai vasi…

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