La  meraviglia del parlare d’arte in una splendida città d’arte, con le mensole che si offrono come polene incantate e cavalli al galoppo.

E’ un ritrovarsi nella rete delle idee e degli affetti che durano e curano nel tempo, dolci e profumati come tralci di gelsomino.

Se la pausa potesse figurarsi, dovrebbe avere la luce della pietra di Noto, il sapore delle mandorle di Avola, i colori di Sant’Elia, il sentire espanso di Nuzzo, che affiora in forme di argilla ed è forza capace di muovere mondi, e la sapienza antica e carezzevole di Corrada.

La pausa è un corrispondersi amico.

Si torna arricchiti, con qualche paura in meno e con i pensieri cedevoli a stimoli nuovi, quelli che arrivano freschi di primavera e già hanno il ronzio operoso delle api.

(dedicato a Corrada, a Nuzzo, a Maria e ai loro amorevoli amici, per non dir di Jackie)