C’è un cielo scuro, stamattina.
Forse pioverà.
Peccato.
Ha da essere festa, il 25 aprile: un lungo respiro che sappia di colori, di gioia dello stare insieme a testa alta, senza paura o nascondimento. Una festa di giovani, con la voglia di correre per strada, di cantare con la voce forte, di abbracciare chiunque ti sorrida.
Questo mi diceva mio padre.

La mattina del 25 aprile si faceva bello, camicia bianca e prima giacca leggera di stagione: una scia di colonia per le scale.
Per andare alla manifestazione: salire sul carro, davanti al porticato, trovare le parole che fossero di orgoglio e di speranza, insieme. Libere e cariche di sogni. Libere ‘da’ un passato che gli stringeva il cuore e libere ‘di’ essere futuro. Un futuro con la vita buona. Con i progetti messi a cova, sotto la colomba grassa della pace.

C’è un cielo scuro, stamattina.
Non solo per nuvole di pioggia.
Nuvole di un passato che rispunta nell’arroganza di gesti e di parole, nelle derive piene di livore, nei porti chiusi, nelle leggi offese, nella faccia dura di simboli odiosi.

Contro questo, serve sgelare la memoria e la coscienza, e ‘fare’, fare per unire, dentro quel progetto fragile e bambino che i ragazzi di ieri hanno seminato. L’hanno chiamato “Costituzione” e questo nome ancora mi commuove.

Annunci