Il merlo è immobile sul ramo del nespolo, consenziente. E’ muto.
(Si vede bene, stagliato contro il muro, che accoglie le cose e le fa ombre)
Gira il capo a scatti un po’ nervosi. Cerca il piccolino, fuori dal nido: sono giorni di cauta iniziazione.
(Ah c’è stato un gran gioco di richiami, fra le pause del cielo, proprio ieri)

Il merlo nel becco tiene un verme.
Ne avverti l’interna indecisione.
Fischiare non si può: il rischio è perdere il bottino. Ma il piccolo ha pure da mangiare…
C’è dunque da chiamare senza voce, con segni e saltelli forse da inventare.

D’un tratto ci si sente merli dal fischio imploso.
Sospesi sul ramo delle scelte.
La vita nel becco, fragilina, con la sua paglia di tempo e il suo filo di miele. Da tenere stretta, comunque, in ogni modo.

C’è che si vive di dubbi ed esiguità.
E la voce per dirlo trova un nodo.

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