A volte il tempo è una specie di bozzolo avvolgente: te lo senti addosso, con il suo ronzio, e ne indovini lo spessore di ovatta.
Non sembra scandito in giorni e ore, o in fili ordinati come le frange di un tappeto, che si possono contare così bene.
No, è una matassa che tiene insieme Il Tempo Perso, Ieri, Il Tempo Che C’E’ Da Qui A Là (beeello, quello: sembra lunghissimo), Il Tempo Che Ti Rubano Gli Altri, Oggi, Il Tempo Che Ti Rubi Tu, Il Tempo Per Restauri Alla Vita, Domani…

Nella matassa mica c’è separazione: il tempo è tutti i tempi e ciò non è male. Sta lì attorno come una nebulosa placida, come una grossa goccia o un mattone trasparente.

Il male c’è quando ti rincorre, quando le lancette sembrano mettersi d’accordo per diventare spadine, quando fa rumore e balla al passo di tachicardia, con quei suoi piedini ticchettanti.
Allora i minuti fanno la ronda, ad ogni giro d’ora si fanno sentire. Dalla mia cucina cantano con la voce del picchio, del cuculo, e pure dall’allocco, e di ora in ora mi pare che l’intervallo si abbrevi, che i minuti abbiano imparato a procedere a coppie. Vardali lì: persino a piramide, gli esibizionisti, sulla bicicletta. Passati in trentacinque…

Ecco, io sono in questa fase: coi minuti che mi fanno lo sberleffo mentre passano e le spadine e i piedini ticchettanti. Tutto quanto.
Insomma, la mia pigrizia sta subendo un durissimo colpo.
Sogno il bozzolo, la matassa, spero che i minuti cadano dalla bicicletta e che inciampino.

Annunci