Amo questa poesia di Walcott.
La amo tanto, perché disegna un tratteggio rosso fra necessità e ineluttabilità.
Dice come si può essere scelti dalle cose, dagli affetti, dalle passioni.
Dice come si può essere raggiunti dalla vita e, di colpo, leggerne la richiesta che dà voce a un bisogno.
Dice come si può essere raggiunti dalla poesia, ad esempio, che, palafitta o cuneo, si inchioda dentro.
E mi viene da pensare che davvero ciò che prende e cattura non galleggia lieve sui giorni, non è occasionale schiuma, ma va al fondo, ad occupare bisogni cavi.
Davvero il tempo non toglie il “bisogno d’ingombri”, né il bisogno di sentire.
Regalo grande, l’ingombro del cuore.
Regalo grande, il sentire.

Concludendo

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie o figli.
Ho aggirata ogni possibilità
per approdare a questo:

una casa bassa presso l’acqua grigia,
con finestre sempre aperte
sul vieto mare. Certe cose non si scelgono;

noi, siamo quel che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano,
ci liberiamo di tante zavorre, ma non del bisogno

d’ingombri. L’amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto l’acqua grigia. Ora, non chiedo niente

alla poesia, se non vero sentire,
non pietà, non fama, non sollievo. Sposa silenziosa,
possiamo sederci a fissare l’acqua grigia,

e nella vita che tracima
mediocrità e rifiuti
vivere come roccia.

Dimenticherò il sentire,
disimparerò il mio dono. E’ più grande
e arduo questo, di quanto là passa per vita.

(Derek Walcott, Prima luce, Adelphi,2001)

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