Decimata dalla colonia e dalle fughe presso i parenti, la repubblica delle bambine del viale viveva i pomeriggi di luglio come un’occhiata interminabile.
Dopo, si poteva giocare.
Ma prima…, prima si era occhi.
Quando il caldo era troppo appiccicoso perfino per leggere, quando il sole era così invadente da portare fin davanti a casa l’odore delle cipolle marce della stazione – porto, si accettava lo statuto del silenzio e sui gradini di casa o sulla scala di marmo del veterinario si lavorava di occhi.

C’ erano soprattutto i bagnanti, da guardare, che usavano il viale come scorciatoia per raggiungere la spiaggia di Po; nell’ora del sole caldo, scorrevano donne con sporte rigonfie, sgabelli di tela, tende e bastoni e tanti bambini, propri e affidati, pronti a rubare al fiume la parvenza di un mare povero.
Nel viale non tutti andavano a Po.
Non c’erano molti adulti consenzienti a restare sulla sabbia calda e a urlare preghiere e sgridate.
Il Po faceva paura.
E innervosiva le donne, ridacchiava mio nonno…

Noi bambine, poi, avevamo ben altro da fare.
C’erano i morosi da guardare, quelli veri e quelli pensati.
Intanto si spiava la partenza dei più grandi per il Po, quelli che potevano andare da soli e che mai si sarebbero portati dietro i piccoli. E poi, e poi…
E poi c’era anche chi, fra i grandi, non andava a Po.
Il Leo, il più bello del viale, si sdraiava sui tronchi scortecciati che occupavano il cortile della segheria, torace nudo e calzoni corti.
A occhi chiusi e le braccia incrociate dietro la testa.

Come è fatto bene”- diceva piano piano la bionda, che ci guidava a passi felpati vicino alla siepe di confine, lì apposta per separare il giardino del veterinario dalla segheria.
I bossi e gli ireos tagliavano l’intero, ma, fra rami e spade, lui si poteva ben vedere…
Sembra Mercurio”- dicevo io, che non avevo molti termini recenti di paragone.
Ma va làààà”- insorgevano le altre che fingevano di essere più documentate.
E’ tutto Gregory Peck” – faceva la Cri, che andava sempre al cinema dal prete.
Però ha i ricci”- diceva l’altra.
E allora è Gregory Peck coi capelli ricci. Io l’ho visto coi capelli ricci in un film”- mentiva la Cri.

Fra sospiri e gomitate si guadagnava a turno la postazione di spionaggio.
E le ginocchia, a stare sulla ghiaia, si bucavano e assomigliavano a spugne arrossate.
Lui, il bello, succhiava il sole con tutta la pelle e si tirava, lucido, per non perderne neanche un po’.

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