Il temporale è stato intenso e grigio: terrazzo scompigliato.
Ho legato il fascio dei tronchi di ibisco con un filo multiplo e ben ritorto di rafia verde: erano andati a sparpaglio, in ogni direzione. Il filo è resistente ma non ferisce la corteccia delle piante umide, che sono sottili come le adolescenti e pure un poco storte. Irene ci ha attaccato un orecchino luccicoso. I miei ibisco ora hanno una collana con pendente.

A volte penso che anch’io avrei bisogno di un giro di filo che mi tenga stretta, o ancora meglio di una retina a maglie larghe che mi protegga e mi sostenga un po’.
Ci appenderei:
-un sasso poroso e trivellato, sporco d’inchiostro ( assorbirà le parole? arginerà il lavoro?),
-una pietra pomice per grattare spigoli,
-una pietra azzurra per i voli,
-l’anello giallo e liscio di sempre,
-tanti bottoni d’osso, che allacciano gli affetti di casa e dintorni,
-un’ onice nera, perché il dolore non si può dimenticare,
-qualche grano d’argento brunito per gli amici vecchi,
-un foglietto bianco appallottolato, tante volte preso in mano e poi lasciato,
-quattro piccoli gomitoli di lana calda,
-i nodi stretti delle amicizie nuove, che vivono di voci e di rimandi,
-il pezzetto di tela di un lavoro mai finito,
-un’ala di tulle per la leggerezza….

La sento già al collo, ora, la collana, e accarezzo la pietra che non c’è.
Perché il giorno-domani avrà pur da regalare qualche cosa.

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