Me ne sono stata zitta in questi giorni.

Ci sono state troppe valanghe di parole, ondate di immagini che hanno fatto rumore, aggiungendo lievito alla paura, in qualche caso arrivata al panico.

L’informazione è necessaria, ma credo vada ragionata, non per omettere o semplificare ma per restare ‘vicina’ alla dimensione reale delle cose.

Anche la paura è necessaria, ma solo per trasformarsi  in prudenza. Il contrario della paura può diventare sventatezza e anche quella non fa bene.

La  paura  è un sentimento che ci accompagna da sempre, perché non siamo eterni e neppure perfetti. Si tratta di costruire con essa un patto di convivenza, per assegnarle il suo posto dentro i giorni. Senza esagerare. Io le ho dedicato un Qui come altrove.

Qui come altrove, c’è la donna che alleva le paure.
Le accoglie piccoline (ché, sul nascere, sono solo spine, granelli che pungono la pelle), poi le cresce con rara dedizione. Le rassetta, precisa, ogni mattina, toglie eccessi di panico e speranza: le paure han da restare tali, senza sfrenarsi in esuberanze (…). Accade ogni tanto che la paura grande si gonfi e perda la misura, come certi funghi che spugnano nell’ombra e torcono il cappello in forme strane.
Allora capisce, la donna, che è tempo di fare pulizia: il piccolo va spazzato via, il poco ridotto a segatura, per regole d’ordine e di gerarchia.
La  paura grande viene presa in cura e rimessa al suo posto dentro i giorni, infilata fra i piatti e i bimbi da lavare, perché ritorni nei ranghi della vita.