In questi giorni, per non sentire le polemiche che ronzano attorno alle difficoltà che stiamo vivendo , ascolto musica.

La musica mi piace tutta, ma, quando ho voglia di dolcezza, vado a cercare un duetto della Norma che mi scioglie il cuore: questo qui https://www.youtube.com/watch?v=7X3h5lryx2U
E intanto penso a Bigio, uomo di Po cheaveva la pazienza del cercare, del chiedere soltanto a terra e a riva, per un vivere senza padroni e senza monsignori, fra gente con i nomi brevi e parole poche. Gente che chiamava con ‘om’ o ‘dona’, senza complimenti.

Bigio aveva un grande amore, oltre al fiume. Lo aveva scoperto all’improvviso, quando un vecchio grammofono, barattato con un tartufo grosso, gli aveva regalato la voce di una grande soprano.

E quella voce si aggiunse e colonizzò quelle che già amava: il lamento dei fagiani, che si sgraziano al fondo della macchia, il secco percuotere dei picchi, il fragore dell’ansa che succhia l’acqua in gorghi e mulinelli e poi la fa girare e la sbatte contro i tronchi di golena. Rauca.

Quella voce di donna esplose dentro la golena: era di vetro e di catena, alta su nidi e pioppi, alta sopra le anatre di passo.

E dentro c’era tutto: il vento e il ghiaccio, il fuoco e le stagioni, i mondi di margine e di fiume. Con una forza che non è d’accetta: l’accetta attacca, spacca e squarcia con un colpo netto, come la falce. E neppure è quella del ramo che resiste, che tiene al vento e al frutto, nella sua pazienza.

Era la forza che scioglie la fatica nel lento risveglio delle vene, che accoglie la voglia di piangere del mondo e la ferma nell’angolo dell’occhio, in lacrime bambine. La forza del bello in forma di dolcezza, amore che commuove e bacia dentro.

Anche di questa forza ora abbiamo bisogno.

Un abbraccio.