È stata una giornata calda, col riverbero negli occhi.
Se li chiudi, il sole resta impresso in cerchi arancio, un po’ irregolari, come quelli delle tende a cascata, anni ’70.
È stata una giornata gialla, non solo di grano rasato e di terra scorticata: proprio gialla di luce, che non riesci a tenere fuori dalle imposte, perché galleggia sul vapore ed entra orizzontale, senza sbiechi.
Luce vischiosa, sulle cose di cartone: prendere fuoco è questione di un niente.
È stata una giornata con sottofondo di raganelle, che chiedono acqua, e di cicale.
Un sottofondo così uguale che, dopo un po’, sparisce e resta mare, mare su cui scorrono e si incidono gli altri rumori, come unghie sul vetro: si sgraziano subito.
Allora succede che durante il giorno si cattura la voglia di buio e si pensa alla sera come al porto da cui far partire una vela, perché viaggi, fresca, e scivoli senza rumore…
Le parole portano parole.
La vela mi ha portato a Caproni e alle sue vele, timide di parole nella notte.

…perch’io, che nella notte abito solo,
anch’io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente – apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch’io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente…

(Giorgio Caproni )

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