Qui come altrove, c’è la donna che segue una sua idea: tessere la terra, per darle un po’ di gioia. Così ogni giorno insinua un giro di spoletta.
Prima ha tracciato il passo dell’ordito con filari di fave e fagiolini, ciuffi di carota e rapanello.
Di traverso, ora lancia trame di radicchio rosso o variegato (rosette dal cuore smorto di bambino), a sfumare e a dare gentilezza nello scacchiere fresco e vigoroso.
In diagonale cordoni di indivia ricciolina, perché arruffino le linee con candore.
Poi, orli di lattuga lungo i lati: cimose malferme e debordanti per invitare al gioco del tessuto, gioco infinito che germina da sé.
E l’orto, l’orto cresce a dismisura, fa cadere siepi di rete e staccionate, invade fossi, strade, marciapiedi, quasi avesse un lievito di pane.
La donna guarda la sua coperta verde e aggiunge una balza di salvia e rosmarino: ne sa tutto il tepore ed anche la speranza.

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