I primi giorni dell’anno sono come l’incipit di un racconto.
Credo nell’energia buona degli inizi, nella carica sottile che sanno comunicare.
Per questo vorrei cominciare con un congiuntivo, che sa di sogno, di “magari”, di desiderio, ma si fa robusto, in fondo in fondo, di una venatura di “possibile”.
L’ho preso a prestito da Gianfranco Maretti che sa far danzare la vita… e appoggiare al muro di casa mia, al momento giusto, una piantina di ciliegio, perché la primavera è bianca come i suoi fiori, ed è bene anticiparla.

Fossimo

“Fossimo bicchieri sonori o lenti. Le lenti sono tutta mente. Tutta anima, le bacchette di sambuco. Dirigono, e divertono l’aria.
Sono più oggettivi gli oggetti addormentati. Il buio e le promesse li fanno addormentare.
Fossimo biglie o pedali. (Più innamorati di una biglia non possono gli oggetti). Dell’infanzia restassero i pedali.
Fossimo caviglieri. Entra il brio delle mani tra le corde e i caviglieri.
Basta capovolgere oggetti innamorati nel buio delle camere e fuggire. Iniziano gli oggetti a traballare o, se preziosi, a trasalire. Un vento spalancone sopravviene. Fuori da finestre e finestroni balzano gli oggetti, diventano maracas. Piccole o grandi, secondo le forze di polso dei fuggiti.”

(G.Maretti Tregiardini, Fiabario)

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